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Prospettive di sviluppo per le imprese italiane in Europa

Il Rapporto Evoluzione del commercio con l'estero per aree e settori (n. 12 giugno 2014) - realizzato da ICE e Prometeia - traccia lo scenario competitivo internazionale e fornisce previsioni sulla crescita del made in Italy nel prossimo triennio. Proponiamo una sintesi del Focus sull'Area Euro.

Le previsioni sulla crescita delle importazioni per il prossimo triennio mostrano come la vocazione verso molti paesi Emergenti continuerà a rivelarsi premiante per quanti sceglieranno questa destinazione nella propria strategia estera. Il peso dei paesi Emergenti sull’export nazionale è salito nel 2013 fino al 30%, un livello appena sotto lo stesso indicatore calcolato per la Germania e superiore di 5 punti a Francia e Regno Unito.

L’affievolimento della dicotomia che ha finora caratterizzato l’economia globale (Emergenti in crescita e Maturi in recessione) farà da volano agli scambi internazionali manifatturieri, previsti al 3.5 nel corso del 2014 (in linea con il PIL mondiale, ma sotto la media del 6% nell’ultimo decennio prima della crisi), per poi accelerare progressivamente sia nel 2015 (4.2) sia nel 2016.

All’interno delle economie avanzate sarà soprattutto la crescita delle importazioni nordamericane a trainare il commercio internazionale. La previsione nel prossimo triennio è per un’ulteriore accelerazione dell’import che negli Stati Uniti crescerà a un tasso medio annuo di oltre il 5%, quasi un punto in più rispetto alla crescita globale. La ripresa americana è la sintesi di un mix ben calibrato di politiche emergenziali, ma anche di investimenti a lungo termine che hanno riportato l’industria al centro dello sviluppo.

  1. La rinascita manifatturiera è fondamentale nel leggere l’evoluzione settoriale della domanda nel prossimo triennio:
  • se prima della crisi erano infatti i consumi di famiglie sempre più indebitate a muovere una parte consistente degli acquisti dall’estero
  • oggi, accanto a un ripresa della spesa durevole dei consumatori (significativa la ripartenza delle importazioni d’arredo), i segmenti più dinamici sono legati agli investimenti delle imprese, in cerca di tecnologia per un rilancio di capacità produttiva e competitività.

Più articolato appare invece il  profilo settoriale delle importazioni delle aree Emergenti . Se, come detto, uno degli elementi di novità dello scenario consiste nel superamento delle etichette fra Maturi ed Emergenti per quel che riguarda la crescita, questa contrapposizione mantiene qualche significatività proprio nella disamina settoriale delle opportunità.

 Da un lato, l’acquisizione di tecnologia dall’estero rimane uno dei tratti fondamentali per aumentare il peso degli Emergenti nello scacchiere della produzione globale. Dall’altro, si fanno sempre più evidenti gli effetti sulle importazioni del processo di ammodernamento infrastrutturale e soprattutto del miglioramento del reddito disponibile delle famiglie.

Nella maggior parte dei mercati emergenti,  le importazioni di beni di consumo sono destinate a crescere  su tassi superiori al già rapido sviluppo generale andando a ricercare:

  • sia beni durevoli per cui spesso manca la capacità o la qualità industriale nel paese d’origine (è il caso dello scenario delle importazioni di auto, mobili o elettrodomestici)
  • sia prodotti di largo consumo e moda, premiati per la loro diversità rispetto all’offerta locale.

Le prospettive per il Made in Italy

Il prossimo triennio può dirsi denso di opportunità per le imprese esportatrici italiane. La stessa tenuta della quota nel corso di un anno difficile per il commercio mondiale come il 2013, suggerisce che l’industria italiana sia ben posizionata rispetto alle direttrici del cambiamento.

Il riequilibrio della crescita fra Maturi ed Emergenti, così come la ripartenza europea consentirà agli esportatori di  muoversi su terreni già noti , riducendo i costi fissi dell’internazionalizzazione. Allo stesso tempo la  crescente sofisticazione del mondo emergente  rende la domanda più congeniale all’offerta italiana.

Non si tratta peraltro di un tema relegato ai modelli di  consumo  e quindi all’emersione di un ceto medio e globale sensibile ai prodotti di qualità tipici del Made in Italy. La trasformazione interessa infatti anche i beni d’investimento , la cui domanda internazionale tende a privilegiare solo nella fase iniziale dell’industrializzazione i grandi impianti e la capacità produttiva in senso stretto, mentre premia flessibilità e capacità di personalizzazione una volta superato il primo stadio.

Sono quest’ultimi elementi distintivi dell’offerta italiana, che pur rimanendo marginale nel segmento dell’alta tecnologia, può comunque soddisfare meglio di altri concorrenti bisogni sempre più complessi all’interno dei settori della  Meccanica  e della  media Tecnologia  in generale.

Qualche segnale incoraggiante emerge anche nel mercato dell’ Africa Sub sahariana , dove la quota è migliorata nel corso dell’ultimo anno. Si tratta di un bacino di domanda ancora poco significativo in termini dimensionali, ma che, anche solo per la forza della demografia, è destinato nel medio termine ad accrescere la propria rilevanza.

Il recupero di quota nell’area avviene dopo anni di diminuzione, un possibile segnale di inversione che oggi si concentra perlopiù all’interno dell’industria meccanica, ma che visti i cambiamenti in atto può allargarsi in tempi rapidi ai settori dei beni di consumo e a quelli legati all’ammodernamento infrastrutturale, dai prodotti per l’edilizia, all’arredo, ai servizi di ingegneria.

Importazioni Europa

Con riferimento all’Area Euro, tra i paesi che detengono il peso più elevato sulla domanda internazionale di manufatti dell’Area, hanno registrato nel 2013 variazioni negative la Germania (-3.1%), la Francia (-3.9%), l’Olanda (-3.5%) e l’Italia (-4%).

Tra i paesi europei esterni all’Area Euro, è evidente la forte riduzione (-4.2%) degli acquisti dal Regno Unito, che detiene la metà delle importazioni totali dell’area di riferimento, e in misura minore della Svizzera (-2.2%), che conta per oltre il 20% del totale.

  1. La  Germania  dovrebbe riprendere a trainare le importazioni segnando un consistente +4.6%, accompagnato da un miglioramento di tutte le economie che detengono le quote più alte di importazioni.

Tra le economie colpite maggiormente dalla crisi, va sottolineata la ripresa dell’Irlanda (+5.7%), della Spagna (+2.2%) e del Portogallo (+1.9%), mentre dovrebbe prolungarsi la contrazione della Grecia (-1%).

Considerando gli altri paesi europei, l’aumento dei loro acquisti dall’estero è da attribuire in gran parte alla crescita di quelli da  Gran Bretagna  (+5.3%) e Svizzera (+3.2%).

Nell’Area Euro gli  acquisti dall’estero  dovrebbero aumentare del 7.3% nel  2015  e del 5.2% nel 2016.

  • Nel 2015, i paesi che dovrebbero registrare i tassi di crescita maggiori sono Germania (+8.7%), Belgio (+7.5%) e Olanda (+7.2%).
  • Nel  2016  si collocheranno al di sopra della media la Germania (+6,6%), la Slovacchia (+5.8%), l’Irlanda (5.5%) e  l’Italia (+5.2%) .
  1. A  livello settoriale , la crescita del 2014 dovrebbe coinvolgere in misura maggiore la Chimica farmaceutica e per il consumo, il settore Treni, aerei e navi, la Metallurgia e gli Intermedi chimici, che registreranno tassi di crescita superiori alla media (+3.2%).

Risulta altrettanto positivo il dato sugli acquisti dei prodotti del Sistema moda, e del Sistema casa (Mobili ed Elettrodomestici).

  • Per il  2015  è prevista una crescita sostenuta in tutti settori; in particolare va segnalato il netto recupero degli Altri prodotti di consumo, della Meccanica, dell’Elettrotecnica, dei Prodotti e Materiali da costruzione e dei Prodotti in metallo.
  • Nel  2016  la crescita media delle importazioni di manufatti verso l’area si attesterà sul 5.4%, riflesso dell’incremento degli acquisti sia dei beni di investimento che dei beni di consumo.

L’aumento dei redditi delle famiglie dovrebbe rilanciare la domanda per i beni di consumo, con una ritrovata attenzione alla qualità dei prodotti. Il rilancio delle importazioni dovrebbe riguardare proprio i settori a maggiore specializzazione dell’export italiano, in particolare il Sistema moda, i Mobili e gli Elettrodomestici.

Con riferimento ai beni di investimento, è atteso un recupero dei settori Meccanica e Elettrotecnica che potrà avere un impatto positivo sulle esportazioni delle imprese italiane. Nei settori Metallurgia e Chimica famaceutica e per il consumo, che si confermano i più dinamici, l’Italia potrebbe consolidare le quote raggiunte dopo i buoni risultati degli ultimi anni. Infine si prevede un recupero, con tassi più contenuti, per i Prodotti e Materiali da costruzione.

Fonte: ICE e Prometeia

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